Vorrei vedere che dicono i detrattori del Prosecco

DI ANGELO PERETTI
29 AGOSTO 2017
InternetGourmet.it

“Ora, io vorrei – lo vorrei proprio – che i detrattori “a prescindere” del Prosecco potessero avere nel loro calice questo Valdobbiadene della Nino Franco, che si chiama Nodi. Vorrei però che l’avessero nel bicchiere senza sapere che è Prosecco, ché altrimenti il pregiudizio affiorerebbe. Vorrei sentire che cosa ne direbbero, vedere i loro volti.

È un vino compatto, eppure strabevibile. Ha bolla fine, vorrei dire cremosa, e un residuo già mica troppo alto, sei grammi per litro, che viene più che bilanciato da un’acidità sferzante. In fondo, un agrume quasi tagliente, verde, la fettina di lime con la sua scorza.

Certo, per chi conosca la zona e i suoi vini è anche un vino intimamente prosecchista delle colline di Valdobbiadene con quella pera che ti schiocca sotto i denti. È lì che senti l’origine.

Il Nodi è un nuovo Prosecco della Nino Franco e l’annata 2015, uscita da poco, è la prima. Ma nuove non sono le vigne.

Sono vigne delle “piantade” di Col del Vent, ceppi vecchi che col tempo si sono mischiati a nuove vigne, ché lì l’andamento dei suoli non rende agevoli gl’impianti, e dunque cambi solo quel che viene meno con l’età.

Primo Franco se n’è innamorato camminandole, quelle vigne, per usare il verbo caro a Gino Veronelli. “Non è troppo dire folgorato – racconta -, perché questo è il sentimento provato quando per la prima volta ho camminato tra quei filari. La dimensione e la nodosità dei fusti, la forma dei tralci ricoperti dalle foglie belle, giovani e rigogliose esprimono armonia come si trattasse di un vestito di alta moda”. Certo, c’è un po’ d’enfasi, ma il vino giustifica l’iperbole.

Potatura chirurgica e poi la prima raccolta, quella del 2015.

Vorrei poterlo riassaggiare con qualche anno sulle spalle, e non ho dubbi che s’arricchirebbe ancora.”

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