Vino, le 103 cantine migliori d’Italia secondo Wine Spectator

di Luciano Ferraro

26 novembre 2019

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L’Irpinia, le Cinque Terre e la Lunigiana, la Valtellina, la Maremma, Manduria e il suo Primitivo. E poi Gattinara, il paese che fece innamorare Mario Soldati. Wine Spectator, la storica rivista americana, riscrive la geografia del vino italiano: non più solo le capitali, a partire dalle Langhe di Barolo e Barbaresco e dalla Montalcino del Brunello.

Avanzano cantine in luoghi in cui c’è molto da scoprire, soprattutto per gli appassionati all’estero, che l’anno scorso hanno stappato bottiglie italiche per 6,2 miliardi di euro. Wine Spectator presenta oggi a Verona la lista delle nostre migliori cantine selezionate per OperaWine 2020, l’evento che aprirà il Vinitaly, il prossimo 18 aprile.

Tra i 103 nomi (erano 107 nel 2019) ci sono gli storici: da Antinori, Frescobaldi e Tenuta San Guido (Sassicaia) a Biondi Santi e Tasca d’Almerita. Da Allegrini, Ferrari, Giacosa e Marchesi di Barolo a Castello Banfi, Ornellaia e Planeta. La Toscana è in testa con 24 cantine, poi Piemonte (16) e Veneto (13).

 
I nuovi ingressi

Ma spiccano i 12 debuttanti. Eccoli: Nervi Conterno, la cantina del Gattinara, e Vajra (Piemonte); Tramin e Maso Martis (Trentino-Alto Adige); la valtellinese ArPePe (Lombardia); la ligure Terenzuola, a cavallo tra Cinque Terre e Toscana; Tommaso Bussola dalla Valpolicella; la maremmana Rocca di Frassinello dell’editore-vignaiolo Paolo Panerai; San Giusto a Rentennano, il cui Chianti Classico è stato appena ritenuto il terzo migliore vino al mondo; l’irpina Nativ; la pugliese Felline con il suo Primitivo; e infine Graci, protagonista del Rinascimento enologico dell’Etna. Torna nel gruppo dei 103 l’eretico Gravner, il friulano dei vini lungamente macerati nelle anfore georgiane.

«Angelo Gaja, che era stato presente dalla prima edizione, ha invece scelto di non partecipare all’evento», segnala Wine Spectator. OperaWine, un grand tasting rivolto agli operatori esteri, è alla sua nona messa in scena. «Vogliamo mostrare la diversità dei vini italiani, enfatizzare l’uva autoctona e i produttori storici, spingendo le regioni emergenti e le stelle nascenti», spiega Tom Matthews, direttore di Wine Spectator. «La situazione del vino italiano? Buona: nella Top 100 mondiale 2019 l’Italia ha conquistato 21 posti, rispetto ai 19 nel 2018 e 16 nel 2017».

Un mondo nuovo

Secondo il senior editor Bruce Sanderson, principale assaggiatore di Wine Spectator per l’Italia, «il Barolo continua a catturare l’interesse degli amanti del vino negli Stati Uniti, compresi gli under 30. Dopo l’impegnativa 2014 a Montalcino, c’è grande attesa per l’annata 2015 del Brunello. I vini italiani dovrebbero beneficiare dei dazi recentemente imposti dagli Stati Uniti ai vini di altri Paesi europei, almeno a breve termine».

Cresce la qualità, mentre ci sono segnali di rallentamento nell’export. «Mentre si fa più forte la presenza dei Paesi vinicoli del Nuovo Mondo, come Cile e Nuova Zelanda, la lista di OperaWine dimostra che l’Italia è anch’essa un mondo sempre nuovo, ricca di vini interessanti e poco conosciuti all’estero», commenta l’ad di Veronafiere, Giovanni Mantovani.