Nino Franco, il Prosecco che sfida il tempo

25/04/2019 | di LUCIANO FERRARO

 

Primo Franco è il Gentiluomo del Prosecco. Animato da una passione semplice e paciosa. Un primo della classe naturale, in un mondo, quello delle bollicine venete, percorso da un’umanità varia.

Un viso da teatro popolare di altri tempi. Visto con il suo sguardo, questo mondo dorato appare facilmente interpretabile. Da una parte i buoni, i vignaioli legati alla terra. Dall’altra gli «ingordi, quelle che cavalcano l’onda». Ha una qualità poco usuale tra i produttori di vino di successo: l’ironia. Con lui si sorride quando racconta il saliscendi burocratico del suo vino più famoso, il Grave di Stecca.

È un Prosecco che non può chiamarsi così. Anche se è un fuoriclasse della categoria che ha conquistato il mondo. Inimitabile, perché non rispetta i limiti. Libero come lo può essere un uomo libero che rispetta le sue regole morali più dei codici.
Quest’anno l’azienda di Primo, che prende il nome del padre Nino Franco, compie cent’anni. Il fondatore si chiamava Antonio. Ora in cantina c’è Silvia, la quarta generazione. «Il Grave di Stecca nasce da un vigneto antico. Si trova in una zona curata, alla fine di due vallate, con il vento che scende dalla montagne, a Valdobbiadene, nel cuore della zona del Prosecco Docg. Quando siamo arrivati qui c’era solo una filanda, un tempo si produceva la seta». Un quarto di secolo fa è iniziata la selezione e la riproduzione delle piante, con l’aiuto di un vivaista francese che importò le tecniche che già usava nei vigneti dello Champagne
 

«All’inizio, con mia moglie Annalisa abbiamo puntato su un bianco fermo. Si chiamava Sassi bianchi, perché quello è un terreno calcareo. Dopo qualche anno è partita l’avventura dello spumante».
Un Prosecco atipico: molti vengono messi in vendita pochi mesi dopo la vendemmia. Il Grave invece matura cinque anni prima di comparire sugli scaffali. Un colore dorato. Bollicine mature che lasciano sul palato un gusto di mandorla. Dal bicchiere si leva una scia di profumi di frutta matura e sotto spirito.

 

«Quando portavamo il Grave di Stecca alla commissione d’assaggio – racconta Primo Franco – ci dicevano che non aveva la caratteristiche tipiche del Prosecco. Quindi veniva bocciato. Facevamo ricorso a Roma, e la commissione d’appello ci dava ragione. Ma in questo modo passavano mesi. Quindi ci siamo stancati e ora non lo chiamamo più Prosecco. Ci siamo consolati con i tanti premi che abbiamo ottenuto in questi anni. Nel 2014, ad esempio, abbiamo raccolto 13 bicchieri, 15 Stelle, 27 grappoli, 1716 punti.».
Le bottiglie sono poche. Ottomila quelle dell’annata in vendita, la 2014. «La mia passione – dice Franco – sono le piccole parcelle di terra. Grave di Stecca può contare solo su 9.000 ettari di terreno. Le piante hanno visto due guerre mondiali. Le curiamo, con le squadre di potatori di Simonit & Sirch, perché vogliamo a tutti i costi mantenere la diversità». La Nino Franco non è un’azienda minore, produce un milione di bottiglie. Ma Primo è stato, da quando è uscito con un diploma dalla scuola enologica di Conegliano, un brillante interprete dei piccoli mondi, come quello di Grave di Stecca. E’ stato un innovatore nel 1983, quando ha scommesso che il Prosecco a cui ha affidato la sua identità, il Primo Franco, poteva essere inghiottito dal tempo e riemergere bevibile.

 

«Ne ho aperta una bottiglia di quel Prosecco del 1983, pochi mesi fa. Ho ripetuto il rito di mio nonno, che ogni anno salvava più di cento bottiglie. Ogni tanto se ne faceva portare una dalla cantina. Era carica di di polvere. Impediva ogni pulizia: questa polvere è magia, diceva. C’era con me un famoso ristoratore a tre stelle, il vino stappato dopo 36 anni aveva perso il colore originario, ma era ancora vibrante e bevibile».
Su quale sia il segreto di una resistenza tale, in un mondo di bollicine che spesso svaniscono dopo qualche estate, Primo ha le idee chiare.

 

«Serve uva sana. Bisogna difenderla dall’ossigeno. Usare la solforosa con moderazione. Trattare bene ogni acino».
Così lavora un Gentiluomo del Prosecco.

 

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