Lettera a Primo per i 100 anni di Nino Franco

di Maria Grazia Melegari,

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A Villa dei Cedri a Valdobbiadene l’azienda Nino Franco ha festeggiato i 100 anni: abbiamo ripercorso la storia di una famiglia che oggi testimonia nel mondo l’eccellenza del Prosecco Speriore.

Grazie caro Primo,

a te e anche ad Annalisa, Marta e Silvia,  per la festa dei 100 anni, un traguardo così importante che merita molto di più di semplici “formule di circostanza”.

Grazie per la festa magicamente scandita da vini memorabili. Abbiamo ripercorso con voi una lunga storia familiare, prima ancora che aziendale: un Cartizze 1947, tuo anno di nascita, un Prosecco del 1955 che ti ha ispirato nel creare Il Prosecco Primo Franco un anno dopo la scomparsa di tuo padre, e vini inaspettati  come un Amarone  del 1967 prodotto dal Bepi Quintarelli,  e un Recioto del 1961 prodotto dai nobili Rizzardi,  che testimoniano il vostro essere negozianti sin dagli inizi, con il nonno Antonio, classe 1886.  Cosa, questa,  ch’è motivo  di orgoglio, come scrivi nel libro “Prosecco way of life” di cui ha fatto dono a ai tuoi ospiti. Tra parentesi,  hai scritto un libro bellissimo che non solo raccoglie frammenti di vita in casa Franco, ma racconta la tua visione del vino e di come, anche grazie al tuo carattere e alla tua determinazione, l’azienda abbia costruito nel tempo un’interpretazione unica del Prosecco Superiore di Valdobbiadene, elegante e decisa, (nel suo timbro di pepe bianco!).

Ricordo ancora la mia prima visita alla Nino Franco: era una mattina di giugno del 2010 e mi mostrasti subito “il gioiello di famiglia”: il vigneto Grave di Stecca, circondato come un Clos dal muro di Villa Barberina. Da allora  si è rivelato per me un vino del cuore, e più volte ci siamo ritrovati insieme ad assaggiarlo in splendide verticali.

Dopo la lettura del tuo libro c’è nella mia mente l’idea del “cesello”.  Il Grave di Stecca, Il Rive di San Floriano e il più recente Nodi sono prodotti ciascuno da un unico vigneto,  cesellati su precisi accordi, di volta in volta più floreali, fruttati, o evoluti ( come nel Grave che compete per complessità con un raffinato metodo classico). Mi sono anche divertita quella sera a sentir narrare (e poi a leggere) alcuni aneddoti: il galeotto viaggio a Londra in cui hai conosciuto Annalisa, la “ disfatta” del primo servizio come giovane cameriere,  laggiù, sotto gli occhi di un inappuntabile maitre portoghese. E poi i tuoi tanti viaggi nel mondo, le tue letture, le tue scommesse sul futuro  dell’azienda, ma in fondo, anche di una denominazione che oggi vede riconosciuta con il Patrimonio Unesco l’unicità del suo terroir, fatto di ripide rive, e della sapienza e scienza degli uomini che ne hanno scritto e ne scrivono la storia.

“Il vino è la capacità di immaginare che cosa aspettarsi dal futuro e di creare un dialogo con il tempo. Il vino è memoria personale e storia collettiva” hai scritto, e sono parole da segnare nella mente e nel cuore. Grazie Primo, sono onorata della tua, della vostra stima e amicizia.

Vi auguro tutta la bellezza del futuro che meritate.

Maria Grazia

 

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