Il ricambio generazionale in cantina, tema assai delicato, raccontato da padri e figli

Le riflessioni al centro di “Affinità Enologiche”, e le storie delle famiglie Allegrini, Anselmi, Franco, Maculan, Vezzola e Gregoletto

 

DI CLEMENTINA PALESE

 

Parlare di ricambio generazionale nelle aziende vitivinicole vuol dire confrontarsi con la grande evoluzione che il settore ha avuto nell’ultimo cinquantennio quando i padri esordivano. Per di più quando i padri si chiamano Franco Allegrini, Roberto Anselmi, Primo Franco, Fausto Maculan e Mattia Vezzola il gioco si fa duro. Come pure è stato difficile per Giovanni Gregoletto – poliedrico produttore di Conegliano Valdobbiadene docg e di birra, ed editore – della stessa generazione di questi, rimasto nei panni del figlio di un padre che novantunenne ha continuato fino all’anno scorso a gestire l’azienda.
Di questo tema, insieme cruciale e delicato, si è parlato ad “Affinità enologiche”, evento ideato da Franco Allegrini, Roberto Anselmi, Romano Dal Forno, Giovanni Gregoletto, Primo Franco, Fausto Maculan e Mattia Vezzola, per condividere e riflettere su “affinità enologiche” costruite su viaggi fatti insieme nei territori del vino, su confronti e perfino similitudini di vita e di scelte imprenditoriali che hanno portato i sette ad essere punti di riferimento del vino italiano.
I padri hanno raccontato dei loro esordi da pionieri della qualità e i figli, più o meno giovani, del peso di una eredità da sostenere. Ed è emersa con forza la differenza dei tempi. I padri al vertice dell’azienda si occupavano di tutto, dalle scelte in vigneto a quelle di cantina, delle etichette e anche della vendita. Allora il marketing era l’ultimo dei pensieri, come pure la comunicazione. Tempi in cui è avvenuta la rivoluzione per il vino italiano. È lecito, quindi, chiedersi come con padri così forti possa esserci un passaggio di generazione.
“Io volevo fare il medico – ha raccontato Angela Maculan, figlia di Fausto, vulcanico produttore di Breganze dei vini di taglio bordolese e del Torcolato da uve Vespaiolo – ma a papà l’idea non piaceva e ho fatto agraria. Due settimane dopo la laurea ero già in viaggio con lui negli Stati Uniti e abbiamo girato insieme fino al 2004 quando mi ha detto “vai tu”. È stato coraggioso, mi ha dato fiducia”. ”Chi conosce papà – ha aggiunto Maria Vittoria, secondogenita di Fausto Maculan, laureata in enologia – sa che non è semplice lavorare con lui. Mi occupo dei vini e ci troviamo d’accordo, forse perché mi ha plagiata – scherza – non ho con lui su questo motivi di scontro. Importante è sapere come prenderlo!”.
“Non è facile comunicare e lavorare con i genitori – ha detto Francesco Allegrini, in azienda da cinque anni dopo la laurea in economia, figlio di Franco, cuore enologico delle tenute di Allegrini Estates – all’inizio credi di poter spaccare il mondo, poi ti rendi conto che bisogna ascoltare e anche buttar giù bocconi amari”. Stessa esperienza per Gherardo Vezzola, 28 anni e figlio di Mattia, da 5 nell’azienda Costaripa in Valtènesi. “Mio padre è molto esigente – ha raccontato. Pretende il massimo in qualsiasi campo. Quindi dalla cosa più banale alla più difficile devi fare tutto benissimo. Mi occupo del vigneto e in particolare della potatura, su cui ora lo batto, ma in cantina e sul resto è una bella battaglia”.
“Nel mio caso – ha sottolineato Silvia Franco, figlia di Primo che ha cambiato radicalmente l’azienda di suo padre, che porta ancora il suo nome “Nino Franco” – stiamo vivendo la concomitanza delle due generazioni e mi sembra di non smettere mai di imparare”.
Situazione simile quella di Lisa Anselmi – figlia di Roberto, 70 ettari sulle colline tra Monteforte e Soave – perché io ho 40 anni e il vero salto di generazione ci sarà con i miei figli”.
Insomma, padri tosti. Sia che dicano come Franco Allegrini “che ci vuole un cambio generazionale, perché oggi è necessario essere ovunque, mentre noi romantici i tempi della viticoltura e dell’enologia sono lenti. Noi siamo stati fortunati, ora spero che i miei figli si specializzino”. Sia che ribadiscano, come Roberto Anselmi che “la viticoltura va migliorata ulteriormente, più di quanto già fatto perché è la base della qualità: devo portare a termine il mio progetto viticolo”.
Non si può non vedere che quelli che una volta venivano considerati anziani, oltre i sessanta, oggi sono ancora pieni di progetti che, caparbiamente e giustamente, vogliono concludere. Di contro le generazioni che seguono, fortunate, si trovano ad ereditare “giocattoli aziendali” complessi. E il detto “la prima generazione costruisce, la seconda consolida e la terza dilapida” terrorizza i “rampolli”, da quelli giovani sotto i trent’anni a quelli un poco più attempati che sono in azienda sotto l’ala del genitore da parecchio. Li terrorizza e li fa sorridere alla ricerca di ascendenti che li collochino non nella terza, ma nella quarta generazione.
Ammettere che dai genitori c’è molto ancora da imparare è comunque una buona partenza per un buon avvicendamento, ma le sfide del futuro dovranno comunque essere sostenute da chi subentrerà. “È fondamentale rimanere al passo con i tempi – ha sottolineato Lisa Anselmi – perché l’azienda rimanga ai livelli di eccellenza in cui l’azienda si trova. Bisogna rimanere con gli occhi ben aperti, attenti a tutti gli aspetti del lavoro”.
“Mentre i nostri genitori quando hanno cominciato non avevano nulla da perdere – ha ricordato Angela Maculan – noi ci sentiamo fortemente responsabilizzati: dobbiamo continuare a dare lustro al nostro nome sulle etichette e a trasmettere la passione che nostro padre ha trasmesso a noi ai figli. E Maria Vittoria ne ha due”. “Oggi non ci sono spazi per una nuova rivoluzione – ha considerato Silvia Franco – ma per mantenere ciò che i nostri genitori hanno fatto dobbiamo anche accettare delle sfide, come nel nostro caso sul Prosecco. Non voglio scendere a compromessi né nella vita né nella produzione. Questo è positivo, ma anche difficile”. Coerenza con la strada aziendale tracciata insomma, come nel caso di Gherardo Vezzola che intende continuare a puntare “su una clientela particolare e competente, capace di apprezzare nel bicchiere gli sforzi fatti in vigneto”.
Dunque il passaggio generazionale non è cosa facile, ma – come ha concluso Giovanni Gregoletto – “nelle aziende vitivinicole accade comunque, perché il vino è magia, ti tiene legato. Sarà che c’è di mezzo la terra, ma è una “bella trappola” in cui rimanere catturati”.

 

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