Il Prosecco dei pionieri, un vino vero che bisogna assaggiare

“Il Prosecco dei pionieri, un vino vero che bisogna assaggiare” secondo Paolo Massobrio su La Stampa di ieri.

 

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Gualtiero Marchesi amava pochi vini e per quanto riguardava l’abbinamento coi piatti dichiarò più volte di preferire l’acqua. Però i vini di Primo Franco non gli dispiacevano, il Prosecco per intenderci, che rappresenta un prototipo di rappresentanza certo. La cantina porta il nome del fondatore, Nino Franco, ma alcune etichette, dal 1983, riportano la firma del figlio che, qualche settimana fa, ha voluto festeggiare i 100 anni dell’azienda con una degustazione esclusiva in via Bonvesin de la Riva a Milano, luogo dove Marchesi aveva ambientato il suo ristorante che lo rese celebre, oggi sede della fondazione che porta il suo nome. E qui, per la prima volta, abbiamo ascoltato l’epopea di questo vino, che oggi è fra i più consumati al mondo.

Ma quando Nino Franco, Mionetto e pochissimi altri, i pionieri insomma, iniziarono, in zona c’era la povertà e loro non erano proprietari di vigne. Solo ora lo sono diventati e le immagini dei vari cru sono struggenti, a dimostrare come l’economia del vino modifichi il paesaggio tanto da farlo diventare un patrimonio per l’umanità. A quei tempi, senza saper né leggere né scrivere, si guardava al merlot e al cabernet che qui c’erano fin dai tempi di Napoleone, e poi si andava in Valpolicella, esattamente a Negrar, a prendere i vini rossi: Recioto in primis e poi Amarone.

Così quella sera a Milano, Primo ha tirato fuori alcune bottiglie d’antan della sua cantina: Amarone 1967 e 1971, ma anche un Recioto del 1961 che aveva ancora la freschezza dell’arancia candita e del dattero. E fra me pensavo: «Ok l’Amarone, ma mica tirerà fuori i Prosecco d’antan ora?». E invece sì, perché questo produttore, che oggi vede al suo fianco le figlie Silvia e Marta e la moglie Annalisa, è di quella tempra che sa quanto la vocazione di un territorio sia importante anche per preservare la longevità del vino.

Nella sua storia è stato importante conoscere Giuseppe Meregalli di Monza, che negli Anni Ottanta selezionava e lanciava i migliori vini italiani, a cominciare dal Sassicaia. E quindi anche i Prosecco di Primo Franco. C’è poi un altro personaggio che si interseca con la loro storia: Luigi Gaviglio, maestro di sommellerie, preparatissimo e rigoroso, che io conobbi nel 1984 quando frequentai i suoi corsi per diventare sommelier, alla Terrazza Motta in Duomo a Milano.

 

 

Assaggio il Prosecco di Valdobbiadene Primo Franco 1983 che ha colore oro antico e in bocca è metallico, minerale, dolce come fosse una vendemmia tardiva, pulito. Il Cartizze Superiore del 1986 ha note di polvere da sparo, è ancora finemente frizzante e vira verso il secco, anche se il residuo zuccherino era un vezzo che fece la fortuna di questo vino apprezzato per la sua vena amabile. A questo punto, arriva il miracolo: il Prosecco di Valdobbiadene Primo Franco 1999 servito in magnum. Ma chi si aspettava la perfezione da un Prosecco di 21 anni? La nota più netta è quella del miele, ma anche la prugna. Sono sorprendenti l’integrità, l’eleganza, la pienezza e quel concerto di speziature che accompagnano la fragranza di un sorso decisamente memorabile. Nel Prosecco di Valdobbiadene «Rive di San Floriano» 2000 (primo anno di produzione) senti la crosta di pane che sembra avere lo stesso colore del vino. Un vino diverso, più secco e diretto, con cenni di mineralità più marcati. La freschezza tipica del Prosecco la troviamo invece nell’annata 2007 della selezione Grave di Stecca, dove avverti i fiori di sambuco, il chewingum, mentre in bocca scende secco con un finale sapido. Nella magnum del 2014 tutti i descrittori precedenti sembrano esaltarsi, evidenziando freschezza e sapidità.

Nel 2008 la cantina ha poi rivisto le tecniche di vinificazione per migliorare la riconoscibilità dello stile Nino Franco e, negli ultimi anni, sono stati scomodati Simonit&Sirch per ripensare le tecniche di potatura. Il resto è storia dei giorni nostri, per cui potete solo immaginare, con la preview di questi assaggi, cosa sia un Prosecco d’annata di questa cantina, che ha saputo dimostrare quanto anche questo sia un vino vero, laddove l’accezione riguarda i vini che sanno invecchiare e raccontarsi negli anni.

Nino Franco Spumanti

Valdobbiadene (TV)
via Garibaldi, 147

tel. 0423972051

Una bottiglia di Primo Franco 2019 costa euro 13,50