Architettura e bollicine d’autore a Valdobbiadene

“Architettura e bollicine d’autore a Valdobbiadene. La passione per il Prosecco che dura da più di cent’anni, una villa del Settecento tra le colline Patrimonio dell’Umanità e una cantina “architettonica” firmata da Tobia Scarpa.”
Grazie Elena Dallorso e AD Italia
di Elena Dallorso

La passione per il Prosecco che dura da più di cent’anni, una villa del Settecento tra le colline Patrimonio dell’Umanità e una cantina “architettonica” firmata da Tobia Scarpa.

A Valdobbiadene la Nino Franco, fondata nel 1919, è una delle migliori etichette del Prosecco per la produzione di spumanti fini, fruttati e floreali. E le sei suite di Villa Barberina sono il posto ideale per partire alla scoperta del territorio, o anche soltanto per rilassarsi in mezzo alla natura e alla bellezza. Per non smettere di sognare neppure adesso.

VILLA BARBERINA
La villa, che fa parte delle fra le residenze venete, è appartenuta alla famiglia di imprenditori tessili Piva-Viansson per circa un secolo per  poi essere acquistata nel 2004 dai Franco, produttori di Prosecco e proprietari della cantina Nino Franco Spumanti. La dimora è immersa nel verde delle colline trevigiane e di un parco di alberi secolari che si fonde con il clos, vigna murata, dove si alleva il vino Grave di Stecca. A un corpo centrale si aggiungono due ali con torri colombaie alle estremità. L’interno, restaurato nel 2008, è stato trasformato in un relais con 6 suite in cui tutti gli arredi e gli oggetti sono antichi e di epoche diverse. Nel salotto, le bellissime vedute di Mongiardino e nella grande biblioteca i volumi originari, e le riviste degli anni ‘20, rilegate e perfettamente conservate. Nella bella stagione ci si può rilassare nella grande piscina su due livelli con vista sul parco, sui vigneti e sulle Prealpi.

Il salotto di villa Barberina

 

LA CANTINA
Siamo nel 1987. Primo Franco ammira da sempre il lavoro dell’architetto Tobia Scarpa, figlio di Carlo, che proprio in quegli anni comincia ad appassionarsi al vino. Grazie a Davide Paolini (che allora era direttore sportivo di Formula 1 per i Benetton) viene invitato a Valdobbiadene. L’impatto con l’antica struttura della villa e con la realtà produttiva dei Franco è grande e dà vita al progetto di una nuova cantina. «Volevamo creare una struttura che richiamasse le barchesse, gli spazi che in veneto sorgono accanto alle ville per il ricovero dei materiali», dice il progettista. «Ma dal punto di vista urbanistico potevamo realizzare solo una tettoia». E così dal disegno di Scarpa nasce una “barchessa-tettoia”, con grandi travi di ferro zincato, che contiene una  torre quadrata in sasso biancone. Gli angoli dei camini e delle finestre creano ottagono all’interno di un quadrato in cui ricava una parte “segreta”, un pensatoio, riservata a Primo Franco per permettergli di stare in cantina senza essere visto da nessuno. La vecchia tinazzera (che ospitava i tini) ristrutturata accoglie adesso gli uffici. Sotto, proprio nella cantina, una biblioteca contiene tutte le annate storiche. Il pavimento viene realizzato utilizzando le doghe delle vecchie botti. Un lavoro di altissimo artigianato che lo rende un unicum. Nella sala degustazione, con due pareti trasparenti affacciate sul magazzino dove le bottiglie creano una vera e propria installazione in contenitori d’acciaio, ci sono una parete color viola melanzana e una in corten verde, con una sola foto con dedica di Ferdinando Scianna.

La cantina di Nino Franco a Valdobbiadene